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Il termine papalino sta ad indicare il rapporto che si stabilisce con il Papa nelle sue funzioni di capo dello Stato della Chiesa .
In senso dispregiativo la parola vuole indicare il comportamento di chi è particolarmente ossequiente nei confronti di un' autorità costituita o di tradizioni ormai superate.
In senso estensivo, papalino assume il significato riferito a chi sostiene o sosteneva la validità del potere temporale papale come, ad esempio, nella storia risorgimentale italiana, il partito neoguelfo o quelli che furono definiti clericali .
Nella voce si tratterà del termine papalino riferendolo ai soldati pontifici.
Indice La politica militare Rinascimento La guardia svizzera Dall'età napoleonica al Risorgimento BibliografiaIn base a una considerazione generica si può affermare che lo Stato della Chiesa ha cercato di difendere i beni materiali e la sua autonomia religiosa, ricorrendo, in prima istanza, al potere religioso, specie a quello della scomunica , o più raramente dell' interdetto , ma, quando questo non bastasse, anche all'uso delle armi . (cfr.Philippe Contamine, La guerra nel Medioevo, Bologna, il Mulino, 2005)
La politica più seguita dai papi era quella di coinvolgere nei propri interessi un altro stato, di solito confinante , che con il suo esercito difendesse l'integrità territoriale e politica dello stato pontificio, ricevendone in cambio onori, denaro, legittimazione della sua condotta politica e condanna religiosa dei suoi nemici.
Ciò non toglie che lo stato pontificio si dotasse di un suo piccolo esercito per reprimere eventuali rivolte sia contadine che degli infidi nobili romani, per la lotta al banditismo , vera piaga dell' Agro Romano , o per contrastare le razzie dei pirati barbareschi che flagellavano le coste e talora osavano risalire il corso del Tevere sino a minacciare Roma .
Quando però si trattava di condurre una guerra vera e propria la Santa Sede preferiva affidarsi agli eserciti dei suoi alleati, rinforzati il più delle volte da mercenari , papalini assoldati per l'occasione che indossavano le stesse uniformi dell'esercito alleato, a cui era affidato spesso anche il comando supremo non fidandosi il papa completamente delle famiglie aristocratiche romane dalle cui file però, come nel caso degli Orsini e dei Colonna , vennero scelti più di dodici dei maggiori Condottieri .
La scelta politica di cercare alleanze con Bizantini , Longobardi , Franchi , Normanni , nell'impossibilità di dotarsi di proprie truppe regolari, caratterizza la storia militare dello Stato della Chiesa sino al 1049 con papa Leone IX che dotò lo stato di un esercito vero e proprio che rimase immutato nella sua struttura sino al 1320 .
Questa forza militare permanente era costituita da una cavalleria nobiliare e, o mercenaria, con una milizia romana, affiancata da una mercenaria costituita da balestrieri , arcieri e fanti : se fosse stato necessario si ricorreva agli alleati vicini di Perugia , Ancona , Spoleto ecc.
Nel 1072 compaiono nell'esercito del papa i primi cavalieri mercenari tedeschi (Swabian) a cui si preferirono nel 1250 quelli francesi . Nell' età comunale l'esercito pontificio era ben organizzato in una cavalleria mercenaria divisa in due corpi uno dotato di pesanti corazze per uomini e per i cavalli, un secondo fornito di armature leggere e senza protezione per i cavalli. La strategia della cavalleria pesante era in genere quella di spezzare il fronte nemico per poi lasciare il campo a quella leggera e alla fanteria.
Rinascimento Corazza da cavaliere.Con il proliferare delle Compagnie di ventura nell'età rinascimentale anche il papato ritiene conveniente servirsi di queste truppe di professionisti della guerra da affiancare a quelle mercenarie, utilizzate specie nel periodo avignonese per riportare sotto controllo gli stati della Chiesa che si erano resi autonomi da Roma e che ora venivano duramente puniti e terribilmente saccheggiati.
Il papato in questo momento si affidava ad una compagnia di ventura capitanata da Piero Giampaolo Orsini formata da 800 cavalieri e 200 fanti, strutturata in sei squadre. Affiancati a questi regolari vi erano poi i soldati assoldati singolarmente dal governo papale per compiti particolari e per limitati periodi di tempo.
Vi si potevano annoverare cavalieri mercenari e nobili, balestrieri e archibugieri , a piedi e a cavallo, milizie civiche , lanzichenecchi tedeschi e fanti spagnoli, fanteria romagnola armati tutti di armi da taglio e da fuoco.
Un miscuglio di 8000, 10000 uomini che formavano un apparato militare solo in apparenza caotico ma in realtà ben amministrato. Un così gran numero di fanti, che superava il limite stabilito dai trattati della Lega Italica ( 1454 ) proveniva in genere dalle bande che operavano nei monti della Romagna , dell' Umbria e dell' Abruzzo , mentre per tutto il XVIII secolo sarà la Spagna ad incaricarsi della difesa del papato tramite eserciti assoldati nei territori dell' Impero .
I reggimenti erano costituiti da dieci compagnie di 120, 150 soldati, disposti su dieci righe,dove si alternavano fanti armati di picche lunghe sino a 18 piedi e da soldati armati di moschetti a canna molto lunga che potevano essere adoperati solo con un supporto piantato in terra. Un altro schieramento di 8, 10 righe era costituito da corazzieri armati del medioevale spadone e due grosse pistole.
La funzione della cavalleria era sempre quella dei tempi passati: solo che ora all'urto si aggiungeva la scarica delle armi da fuoco; quella leggera non disponeva di armi difensive come quella croata che era armata di carabine .
L'esercito papalino disponeva anche di un' artiglieria da Campagna con una portata di circa 800 passi per tiri radenti mentre per quelli curvi utilizzava obici e mortai
La guardia svizzera Guardia svizzera pontificiaLa formazione militare più celebre dell'esercito papalino è quella della guardia svizzera costituitasi per iniziativa di Sisto IV che aveva concluso nel 1479 un accordo con la confederazione svizzera, che prevedeva la possibilità di reclutare mercenari elvetici .
Il 22 gennaio 1506 , un gruppo di 150 mercenari elvetici al comando del capitano Kaspar von Silenen, del Canton d'Uri , si stanziava permanentemente in Vaticano al servizio di papa Giulio II .
Le guardie svizzere non furono solo impiegate come scorta personale del papa, ma parteciparono a numerose battaglie , la più famosa quella avvenuta il 6 maggio 1527 durante il sacco di Roma da parte dei lanzichinecchi del contestabile di Borbone , permettendo con il loro sacrificio a papa Clemente VII di avere salva la vita.
Dei 189 svizzeri se ne salvarono solo quarantadue, cioè quelli che all'ultimo momento avevano accompagnato Clemente VII nella fuga lungo il Passetto di Borgo , il passaggio che collega il Vaticano a Castel Sant'Angelo . Il 5 giugno Clemente VII si arrendeva.
La guarnigione papale fu sostituita con mercenari spagnoli e lanzichenecchi . Il Papa ottenne che gli svizzeri sopravvissuti fossero inclusi nella nuova Guardia, ma solo 12 di essi accettarono.
Dall'età napoleonica al Risorgimento I papalini di Gioachino Belli : Le notizzie de l’uffiscialiVerzo ventitré ora er padroncino / me fesce curre ar Cacas co ttre ffichi / a ccrompà callo callo er bullettino / de la bbattajja contro a li nimmichi. / Pe cquesto ar Venezziano llí vviscino / disse er decan de la Contessa Pichi / che l’esercito nostro papalino / ha ffatto ppiú bbrodezze de l’antichi. / Disce che uperto a ffir de cannoneggio er paese de Bbraschi e Cchiaramonti, / ce fu ’na spizzicata de saccheggio, / e cche ddoppo passati su li ponti, / cuanno funno a Ffrollí fesceno peggio. / Pe mmorti poi s’ha da tirà li conti.
Nel corso del XVIII secolo , dopo la cattiva prova data nella Guerra di successione spagnola , l'esercito papalino fu sempre più trascurato dal governo pontificio sino a ridursi a poche migliaia di soldati, diviso in presidi con il compito precipuo di difesa, perdendo ogni caratteristica di mobilità.
L'esercito papalino ridotto ai minimi termini non fu dunque in grado di difendere adeguatamente il papa quando lo stato pontificio fu occupato dalla Francia del Direttorio . Papa Pio VI , fuggito prima a Siena e poi nella certosa di Firenze veniva difeso dal Corpo delle "Lance spezzate", così chiamato in ricordo dei cavalieri feudali che spezzavano le loro lance per difendere il loro signore.
Il corpo istituito da Paolo IV nel 1555 era costituito da cento tra cittadini e nobili scelti a difesa del papa . Questa formazione di volontari venne sciolta con l'istituzione della Repubblica Romana giacobina nelle cui file confluì il disciolto esercito papalino.
Con la fine di Napoleone , e la Restaurazione , accrescendosi le preoccupazioni per la conservazione e difesa del potere temporale della Chiesa, minacciato dai patrioti risorgimentali, seguendo il consiglio di monsignor Francesco Saverio De Merode , papa Pio IX rafforzò e riorganizzò, al principio del 1860 l'esercito papalino.
Attraverso le diocesi di ogni stato europeo cattolico, il papa rivolse un appello per la difesa della Chiesa che fu accolto da migliaia di giovani appartenenti alle più diverse classi sociali: dai popolani fino alle nobili famiglie dell'aristocrazia romana e straniera come il principe Pietro Aldobrandini , il principe Paolo Borghese , il principe Francesco Ruspoli , il principe Vittorio Odescalchi , il principe Carlo Chigi Albani della Rovere, il principe Alfonso di Borbone-Sicilia fratello del Re Francesco II; il principe Alfonso Carlo di Borbone d’Austria ed altri rappresentanti della nobiltà europea che aderirono a quella che fu chiamata la nona crociata . I nuovi crociati affluirono a Roma con le loro famiglie che fornirono loro cavalli e denaro per l'armamento.
Si incaricò della nuova struttura militare il cardinale monsignor Saverio De Merode , che aveva combattuto nell'esercito belga e francese, coadiuvato dall'ufficiale francese De la Moriciere , nominato generale in capo, che si era distinto nella guerra d'Algeria vincendo il famoso Abd el Kader.
L'esercito papalini ora contava 15000 uomini per la maggior parte stranieri, che si riducevano a circa 10000 regolari sotto il comando del generale svizzero Kanzler : Zuavi, Carabinieri esteri, fanteria papalina, Legione d’Antibo, Dragoni, Artiglieri che dettero buona prova di sé a sito Liberliber ) Notizie ufficiali relative alle giornate del 20 e del 21 gennaio 1832. ISBN 8804423137 . Michael Edward Mallet, Signori e mercenari. La guerra nell'Italia del Rinascimento Bologna, Il Mulino, 1983. ISBN 8815002944 Rendina C. I capitani di ventura Roma, Newton, 1999. ISBN 8882890562 . Ricotti E. Storia delle compagnie di ventura in Italia Athena, 1929 .
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